Urania, sabato 30 luglio 2004
di Caterina Boccato
"…le stelle sono semplici da capire, persino più semplici
degli insetti, il più piccolo di essi, infatti, possiede strati di
strutture complicate, mentre all'interno di una stella tutto è talmente
caldo che non c'è chimica: la materia è frammentata in semplici
sub-unità di elettroni, neutroni e protoni e non ci sono complicazioni.
Abbiamo più possibilità di comprendere le stelle e le galassie,
che di capire gli organismi viventi. Non è un atteggiamento arrogante
di noi astronomi ritenere di poter fare progressi in questo campo…".
A dire ciò è uno dei più affermati astrofisici di oggi.
Nel suo ultimo libro Martin Rees, professore emerito all'Università di
Cambridge, ci fa capire come sia possibile essere allo stesso tempo grandi
nelle intuizioni e umili nei rapporti con gli altri e con il mondo che ci
circonda. Non a caso il titolo del libro è "La lucciola e il
riflettore" della "Di Renzo Editore". Una metafora che Rees
usa per raccontare come sia difficile distinguere un pianeta, la lucciola,
dalla stella davanti alla quale transita, il riflettore appunto. Rees si
ferma qui ma ciascun lettore potrà sviluppare la metafora a piacimento
ed accorgersi che essa è il filo conduttore di tutto il libro.
L'uomo è infinitesimo rispetto all'Universo ma le leggi biologiche
alla base dei suoi processi vitali sono estremamente complesse rispetto alle
leggi che regolano il Cosmo. Gli oggetti in natura possono infatti essere
allo stesso tempo piccoli ma molto complessi come la lucciola oppure molto
grandi ma relativamente semplici come il riflettore. Sta alla scienza il
compito di trovare le giuste relazioni tra oggetti così diversi ma
facenti parte di un tutto. Buona lettura!