13.04.2007
Guardando il mondo attorno a noi
Galileo, giovedì 1° luglio 2004, Scaffale
di Giuditta Parolini
(Martin Rees, La lucciola e il riflettore. Alla scoperta del mondo intorno
a noi, Di Renzo Editore, 2004)
Perdersi a osservare stelle e pianeti può far dimenticare di prestare
attenzione al mondo circostante. Ma il disinteresse per la realtà non è certo
condiviso da Sir Martin Rees, astronomo e cosmologo inglese che in questo libro
orienta il suo sguardo sulla specie umana adottando come pietra di paragone
distanze misurate in anni luce ed eventi che avvengono su scala cosmica.
L'esperienza di ricerca più che trentennale di Rees inizia a Cambridge
negli anni Sessanta con gli studi di astrofisica condotti insieme a personaggi
del calibro di Stephen Hawking e George Ellis sotto la supervisione del cosmologo
Dennis Sciama. È questa un'epoca di grandi scoperte: prima le quasar,
intense sorgenti radio dove in uno spazio ridotto si concentra più energia
che in un'intera galassia, poi la radiazione cosmica di fondo rivelata casualmente
nel 1965 e capace di avvalorare la tesi del Big Bang.
Nel 1970 l'italiano Riccardo Giacconi scatta la prima fotografia a raggi X
dell' universo permettendo di osservare le stelle di neutroni, dove la materia è così densa
che la massa di una montagna si concentra nel volume di una zolletta di zucchero.
Contemporaneamente vengono anche approfondite le conoscenze sulla relatività di
Einstein e si fanno più comprensibili alcune caratteristiche dei buchi
neri, strutture dove la gravità prevale su tutte le altre forze.
A riempire l'universo per il 95 per cento sono materia e energia oscure e per
scoprirne la natura non bastano potenti telescopi e simulazioni al computer.
Secondo Rees molte indicazioni verranno dagli acceleratori, come LHC in fase
di realizzazione al Cern di Ginevra, dove si studieranno collisioni ad alta
energia perché tra stelle e particelle ci sono molti più punti
di contatto di quanto in genere non si creda. E in effetti per descrivere l'universo
ai suoi esordi, quando tutta la materia era concentrata nelle dimensioni di
un atomo serve una teoria capace di coniugare gravità e meccanica quantistica,
le maggiori elaborazioni concettuali del XX secolo. Una loro unificazione permetterebbe
ai ricercatori di stabilire se il nostro universo è unico oppure si
confonde tra molti altri.
E così il ruolo della specie umana nel cosmo cambia a seconda degli
scenari. "Se si prende la media geometrica tra la massa di una stella
e la massa di un atomo si ha un valore di 55 chili, ovvero all'incirca la massa
di un individuo" calcola l'astronomo. L'essere umano, con la sua complessità,
si colloca dunque in posizione intermedia tra entità elementari e immensità galattiche.
Ma le argomentazioni antropiche che riconducono la struttura dell'universo
alle necessità dell'essere umano sono irrilevanti o inevitabili?
La nostra specie non è destinata a durare in eterno: il Sole esiste
da 4 miliardi e mezzo di anni e continuerà a splendere per un periodo
altrettanto lungo. E poi? Se l'universo ha un futuro infinito, come oggi gli
astronomi sono propensi a credere, gli esseri umani non rappresentano che una
tappa di questo cammino che potrebbe avere destini extragalattici.
Ma che ne sarà della vita sulla Terra? La mente di Rees si avventura
in scenari improbabili. Memore dei rapidi cambiamenti apportati dagli esseri
umani all'ambiente richiama all'uso responsabile delle scoperte scientifiche
e delle risorse tecnologiche. Ma l'astronomo indulge anche alla pura speculazione
e si lascia prendere la mano dissertando sulle forme intelligenti post-umane,
che potrebbero addirittura stabilire le leggi fisiche del loro universo. Per
il momento tutto questo è di là da venire e ancora per i prossimi
dieci o vent'anni individuare un pianeta simile alla Terra accanto a una stella
sarà difficile come "cercare una lucciola accanto a un riflettore".